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Cura

Il letargo

A sangue freddo, dipendono dal sole. Quando fa troppo freddo l’organismo rallenta da solo: un sonno profondo, al riparo da gelo e predatori.

Testuggine infossata nel terreno tra foglie secche, in letargo

Quando inizia

Di solito ottobre–novembre, a volte fine novembre con i cambiamenti climatici. Temperatura ideale nel rifugio: 4–8 °C. Sopra, resta sveglia. Sotto i 2 °C rischia il congelamento. Si parla del microclima interno, non dell’aria esterna.

Prima del letargo

In autunno calano appetito e attività, fino a un digiuno di circa quattro settimane. Se non mangia più ma beve, è normale: sta svuotando l’intestino. Cibo residuo fermenterebbe e potrebbe ucciderla.

All’aperto

Sceglie lei il punto, come in natura. Due rischi: ratti (rete interrata a circa 50 cm) e gelo (foglie, paglia, fieno nel rifugio, sonda con termo-igrometro vicino).

Al chiuso (controllato)

Scatola di legno o polistirolo con terriccio, torba, paglia e fieno, dentro una seconda scatola forata e isolata. Cantina o rimessa non riscaldata: mai sotto i 2 °C, mai sopra i 10 °C. Sopra i 10 °C si sveglia e brucia le scorte.

Come scegliere, e quando saltarlo

Dipende dalla salute. Visita pre-letargo da un veterinario esperto in rettili, in autunno: peso, parassiti, ferite. Un esemplare sano deve fare il letargo, a ogni età: influisce su vita, fertilità e crescita.

  • Sottopeso: scorte insufficienti
  • Ferite non guarite: rischio infezione
  • Malattia o debilitazione
  • Non ha digiunato 2–3 settimane
  • Specie esotiche che in natura non lo fanno (africane, americane, egizie)

In casa a 19–22 °C non basta: resta in un limbo tra veglia e letargo. Serve un terrario con lampada UV e riscaldamento, 25–32 °C.

Il risveglio

Fine marzo–inizio aprile: sono deboli e disidratate. Prima cosa: acqua fresca. Dovrebbero riprendere a mangiare entro una settimana, con erbe di campo e radicchio. Dal letargo interno, aspettare temperature stabili: gli sbalzi sono dannosi.